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    Figli di un'ispirazione minore? Jethro Tull: Minstrel in the gallery

    Nimloth
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    Figli di un'ispirazione minore? Jethro Tull: Minstrel in the gallery Empty Figli di un'ispirazione minore? Jethro Tull: Minstrel in the gallery

    Messaggio Da Nimloth Mar Apr 27, 2021 2:22 pm

    Da una idea di Valentino, preso da un post del vecchio forum del 2019
    Riporto alcuni commenti... post al completo consultabile sul vecchio forum

    Valentino ha scritto:Volevo provare ad aprire una discussione settimanale su album, di gruppi storici, considerati, a torto od a ragione, "minori".
    Tra questi ho considerato " Minstrel in the gallery" dei Jethro Tull. A mio avviso si tratta del secondo album, di una ", trilogia" iniziata con War Child e chiusa da Too old to rock'n' roll..., in cui la vena creativa dei Tull dei '70, raggiunge i minimi termini. Dell' album, che reputo poco ispirato e persino noioso a tratti, salvo la title track ( presentata sovente live anche al di fuori del tour di riferimento ) ed in parte la suite. Il resto sottotono....tanta chitarra acustica...tanto Anderson...ma nulla che rimane...
    Parlando con amici del lavoro in questione sono emerse invece idee diverse e molto anche, talvolta...
    Voi che ne pensate ??

    Vienna ha scritto:MINISTREL IN GALLERY
    riascoltato dopo un'eternità il disco originale ho la conferma ora che l'album del 1979 puoi rientrare nella categoria dei minori nella vasta discografia del gruppo di Anderson.
    Anderson tiranneggia più del solito in questo lavoro e abbiamo diversi brani dove domina la sua voce e le sue chitarre acustiche. Il mio brano Top è la Titeltrack dove dopo un inizio folkeggiante si sviluppa grazie a Barre in un classico rock Tulliano. 8 punti.
    Il gradimento è poco superiore a Black Satin Dancer sempre grazie a un ispirato Barre.
    Il brano più scarso è a mio parere One White Duck/010=Nothing so All di una noia mortale.5
    In totale l'album raggiunge nella mia classifica il 7 risicato anche paragonandolo ad altri Album minori.

    jdessi ha scritto:Tocca a me...
    E' un album minore, ma quando l'ho riascoltato per questo thread mi ha dato un emozione fortissima: era da 30 anni che non lo ascoltavo, e mi è sembrato attuale come allora. Nonostante ciò cercherò di essere il più obiettivo possibile, anche se, premetto, in gioventù sono stato un fan ultra sfegatato dei JT.

    Iniziamo dalla title track. Motivo il voto con il fatto che è il pezzo più rappresentativo dei Jethro del periodo, in cui si nota una forte dicotomia tra Barre e Anderson. Dicotomia risolta a favore di Anderson, come si evincerà dal resto dell'album. Era il periodo in cui i JT cercavano di entrare nel mercato USA e, per farlo, avevano indurito leggermente i suoni, dando risalto maggiore alla chitarra distorta. Tornando a Minstrel in the gallery, l'esperimento non è tanto riuscito si sentono chiaramente due pezzi distinti: il pezzo più rock, in cui la chitarra elettrica è molto presente, frutto della mente di Barre e il brano più acustico opera di Anderson. E' il classico caso in cui il tutto è minore della somma della parti. AI due pezzi presi separatamente, avrei dato un voto maggiore. Soprattutto la parte di Barre la trovo avanti (1975) per il tempo in cui è stata scritta. Grazie anche all'eccelso Barriemore Barlow, il primo batterista che ho sentito usare la doppia cassa (molto prima di Portnoy). Non dimentichiamo che lo stesso John Bonzo Bonham segnalo Barlow come miglior batterista.
    Proprio perchè il pezzo non segue un filo, ma salta di palo in frasca (proprio come questa frase), gli do solo 6,5.

    Cold wind to Valhalla: bell'intreccio di flauti e chitarre in piena tradizione tulliana, prova vocale di Anderson superiore alla media e riff abbastanza catchy: altro 6,5.

    Black Satin Dancer. E' sempre stato uno dei miei brani preferiti dei JT. Pathos a mille, soli di chitarra e flauto, melodia struggente (come piace a me e a Kid). Voto 8.

    Requiem. Solitamente aborro i brani acustici di stile cantautorale, ma per i JT è tutt'altra cosa. Sono dei gioiellini. Gli ingredienti di prim'ordine: le lyrics di Anderson, sempre pungenti anche se criptiche. Il suono inconfondibile della chitarra parlour di Anderson e soprattutto LE ORCHESTRAZIONI DI DEE (David) PALMER. Conoscerete tutti la storia di David Palmer, orchestratore e direttore d'orchestra dei JT, nonchè tastierista aggiunto durante i live. Costui cambio sesso, con grande sensibilità, solo dopo la morte della moglie. Un genio dell'orchestrazione. Voto 7.

    One White Duck / 010 = Nothing at All. Brano troppo andersoniano e poco JT... Testo criptico, ma pare che faccia riferimento all'usanza british di esporre in casa degli sposi, una coppia di statuette rappresentanti oche bianche. Anderson stava divorziando e scrisse questo pezzo amaro e ironico. Sarebbe andato bene in un alcum solista. Voto 6: per comprensione.

    Baker street muse: ho letto da qualche che viene considerata dai tulliani come la supper's ready dei JT. Forse è eccessivo, ma a me piace. Gli incastri tra l'onnipresente acustica (suonata alla grande!) e l'elettrica. Lo sviluppo del brano è molto omogeneo e fila via liscio. Il testo veramente criptico.
    E ancora gli arrangiamenti di Dee Palmer che valorizzano tutto. Da fan dei JT darei un altro 8, ma volendo essere obiettivo, fatemi dare almeno 7,5

    Grace. Altro gioiello. Certo, non è all'altezza di Wond'ring Aloud, ma segue quella ispirazione. Da ragazzo ho faticato a farmeli piacere, ma brani come il già citato Wond'ring Aloud, Slipstream o Requiem e Grace sono dei veri capolavori. Se durassero di più sarei d'accordo con chi dice che sono noiosi, ma sono così essenziali. Voto 8

    Per dare un voto globale all'album, partirei dalla media. 6,5 + 6,5 + 8 + 7 + 6 + 7,5 + 8 = 49,5 / 7 = Voto finale per approssimazione 7.

    FabioProg ha scritto:Un album che mi piace a sprazzi. Bella la title track, e Black Satin Dancer, belli i riff di Barre e anche gli inserti di piano di Evan. Baker st Muse sufficiente. Alcuni brani un po’ noiosi come Requiem o One White Duck che mi ricordano un po’ Cohen , che a parte i testi, musicalmente ho sempre trovato un po’ noioso . Voto album 6.5, la Title track e Black Satin Dancer 7,5

    Peppe ha scritto:Sempre considerato un album sottovalutato e le osservazioni lette finora me lo confermano :-) Certo, ce ne sono diversi nella discografia dei Tull che gli sono superiori (almeno Stand up, Benefit, Aqualung, TAAB, Songs from the wood e Heavy horses), ma nel complesso un signor disco.

    Ayrton 2112 ha scritto:Un album che non ascoltavo da tempo, e che ho trovato migliore di quanto mi ricordassi.
    La title-track mi ha sorpreso per la sua immediatezza e durezza, con la chitarra in primo piano e il basso pulsante. Un brano ideale per la sede live. Molto bella Black Satin Dancer, con un pregevole crescendo strumentale (il cui riff mi ricorda molto 25 Or 6 To 4 dei Chicago). La suite Baker Street Muse in alcuni momenti sembra anticipare la trilogia folk di "Songs From The Wood" e "Heavy Horses" (quest'ultimo a mio avviso il capolavoro sottovalutato dei Tull); ma per quanto ricca di arrangiamenti interessanti, mi sembra un po' dispersiva: forse sarebbe stato meglio suddividerla in tracce separate, dato che non ha un vero e proprio filo conduttore. Gli altri brani dell'album sembrano più intermezzi e riempitivi, con qualche momento intenso e piacevole in Cold Winds To Valhalla.
    È un album di transizione, che fa capire come in quel periodo i Tull, passata la grandeur di "Thick As A Brick" e "A Passion Play", non avessero ancora ben chiara la direzione da prendere, forse intuendo il momento di stanca che il genere si apprestava ad attraversare.
    Secondo me comunque si merita un 7 pieno.

    AntonioC. ha scritto:Del periodo d'oro i dischi minori sono solamente War Child e Too Old Too Rock n'Roll, pur sempre più che sufficienti. Minstrel è ottimo, non all'altezza dei classici, ma nettamente superiore a questi due.
    I gusti sono gusti, ma se date un'occhiata ad un campione più ampio di quello di Arlequins, l'opinione mia e di Peppe è condivisa da un bel po' di gente. Anzi, possiamo dire che Minstrel ha addirittura giudizi un po' troppo generosi.

    http://www.progarchives.com/artist.asp?id=418

    https://rateyourmusic.com/artist/jethro-tull

    Kid Cox ha scritto:Ascoltato dopo un eternità, lo ricordavo poco ispirato e (all'epoca ero estremamente affascinato dalle saghe medievali) deluso dall'assenza del "medieval folk".
    Oh, epoca per me significa fine 80/primi 90...
    Oggi scopro un bellissimo brano (black satin dancer) la title track ha un suo fascino; una sdolcinata Requiem di cui si può fare tranquillamente a meno e dell'onesto rock dal forte stampo acustico.
    Trovo adorabile anche Pan dance.
    Ritengo comunque che la classe non è acqua e lo dimostra il fatto che questo lavoro comunque non mostra "le rughe del tempo".

    P. S. : mentre scrivo riascolto in cuffia... Trovo delle particolarità, dei ricami stupendi che ad "orecchio nudo" non avevo assolutamente notato.
    Voto 7,5, picco in BSD 9 e PD 8,5 Requiem 5
    Sculacciato perché Pan dance non era nella parte della versione originale, mi metto la pomata e torno ad ascoltarla!

    Gius ha scritto:Sicuramente non è un album da isola deserta ma neanche da discarica.
    Il VERO problema, passatemi l'esagerazione, di Minstrell in the gallery è proprio il brano omonimo che schiaccia inesorabilmente gli altri, riducendoli a meri riempitivi e che è a dir poco travolgente dal vivo.
    Ascoltare e vedere per credere.

    https://www.youtube.com/watch?v=JTWI0TvnfQ8


    P.S. AMO quell'uomo al basso e con il completino zebrato.

    blacklodge ha scritto:Penso che il grappino sta volta ti abbia dato un po' alla testa ;-)

    E' il mio preferito dei tull. Album immenso.
    viene generalmente trattato quasi come un album solista di Anderson:
    Se guardiamo bene ha fra i momenti più coinvolgenti, elettrici e meglio orchestrati dei Jethro: parlo della title track, brano mostruoso, Cold wind to valhala e Black satin dancer. Tre brani molto rocker rocker. Seguono poi due gioielli acustici fra i più belli ceh abbiano prodotto: requiem e One white duck/Nothing at all. La perfezione.
    La suite BAker street Muse è poi un sunto del prog rock proposto dai Jetrho: originalissimo, per nulla facile tecnicamente, e melodie spaziali. Gli ultimi 6 minuti sono da sballo.
    Davvero non capisco da dove possano venire le critiche ad un album come questo. Accostarlo a Warchild e Too old, per quanti buoni dischi, è un insulto all'arte dei Jethro.

    theo van gogh ha scritto:e un capolavoro, forse il miglior disco dei tull !!!!!!

    Francesco ha scritto:Dico la mia.Il disco in questione non mi ha mai detto niente.Nemmeno la suite.I Tull del resto sono quelli tra i grandi del prog che mi sono piaciuti meno di tutti anche per la voce di Ian Anderson che non mi ha mai fatto impazzire.Al riguardo non ho dubbi nell'identificare in "Benefit" il mio disco preferito perchè ha un elemento fondamentale che per come concepisco io la musica deve sempre essere presente in un disco:la melodia.non ha caso ne ho solo due dei Tull,Benefit appunto e Aqualung che ne è la naturale continuazione/evoluzione.
    Inoltre in "Benefit" il flauto ha un sapore più "bucolico" che frenetico.Tirando le somme,i primi due troppo blues per i miei gusti,A passion Play e Thick as a Brick "esageratamente" folk
    matusipazz.gif biggrin.gif ; ritornano a piacermi abbastanza con "Songs from The Wood.
    Mi rendo conto di avere stravolto il credo comune... very_lol.gif



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    Messaggio Da __ske__ Mer Apr 28, 2021 2:53 pm

    Mai piaciuto tanto. Giusto quel paio di brani. A me piace molto Benefit, Passion, Thick e Songs.
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    Messaggio Da vale Gio Mag 06, 2021 9:43 am

    ECHOLYN : COWBOY POEMS FREE    e  THE END IS BEAUTIFUL

    Album che hanno un poco diviso la "critica"....
    Una decina di giorni per le vostre impressioni...

    Apro un argomento apposito. SCRIVETE LI PER FAVORE

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